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AGGIORNAMENTO TERAPIA DEL DIABETE MELLITO TIPO 2

(Versione revisionata e ampliata per il Club del giovedì)

Da non fare

Versione short (Pillola)

Nota per il lettore
Questa scheda è pensata come piccolo aggiornamento pratico per il medico di medicina generale, con un occhio alle linee guida ADA/EASD 2024–2025 e alle nuove classi di farmaci (GLP-1 agonisti, SGLT2-inibitori, tirzepatide).

1. Patogenesi del diabete mellito tipo 2

Il diabete mellito di tipo 2, soprattutto nelle fasi iniziali, si caratterizza per:

Con il progredire della malattia si instaura anche un difetto della secrezione tardiva, che porta nel tempo alla necessità di terapia insulinica (insulino-dipendenza).

2. Terapia insulinica

Insuline basali

Si tratta di insuline basali a lunga durata d’azione che “mimano” la secrezione insulinica continua. Degludec e Glargine U300 hanno un profilo particolarmente piatto, con minor rischio di ipoglicemia.

Schema BASAL: ipoglicemizzanti orali + insulina basale (una iniezione al giorno, di solito la sera) quando la sola terapia orale non è più sufficiente a mantenere un buon controllo.

Insuline prandiali

Vengono somministrate ai pasti.

Schema BASAL–BOLUS: insulina rapida ai tre pasti principali + insulina basale per riprodurre il più fedelmente possibile la fisiologica secrezione insulinica.

3. Ipoglicemizzanti orali “storici”

Biguanidi

Metformina è stata ed è ancora il farmaco di riferimento quando non vi sono controindicazioni (insufficienza renale cronica avanzata, acidosi, ecc.).

Oggi, nelle linee guida più recenti, la metformina non è più obbligatoria come prima scelta: se il paziente ha cardiopatia, nefropatia o scompenso cardiaco, si può iniziare direttamente con SGLT2-inibitori o agonisti GLP-1.

Sulfaniluree

Stimolano la secrezione di insulina da parte delle cellule beta:

Oggi il loro uso è molto più limitato. Se necessario, si preferiscono gliclazide MR o glimepiride, evitando glibenclamide soprattutto negli anziani.

Glinidi

Secretagoghi a breve durata d’azione (es. repaglinide): utili in passato in pazienti con orari dei pasti molto irregolari. Attualmente sono quasi scomparsi dalla pratica clinica quotidiana.

4. Modulatori incretinici

Inibitori DPP-4 (gliptine) – via orale

Inibiscono l’enzima DPP-4, prolungando l’azione delle incretine endogene (GLP-1 e GIP). Hanno un effetto moderato sulla glicemia, ma un profilo di sicurezza molto buono.

Principali farmaci:

Caratteristiche:

Agonisti del recettore GLP-1 – via iniettiva

Potenti ipoglicemizzanti, con diversi vantaggi extra-glicemici:

Principali farmaci:

Possono essere usati anche in monoterapia se la metformina è controindicata. Non vanno mai associati agli inibitori DPP-4.

5. Inibitori SGLT2 (gliflozine)

Agiscono a livello renale inibendo il co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 nel tubulo prossimale:

Farmaci disponibili:

Benefici extra-glicemici (fondamentali nelle linee guida attuali):

Effetti collaterali:

6. Algoritmo terapeutico moderno (ADA/EASD 2024–2025)

La scelta della terapia non si basa più solo sui valori di glicemia/HbA1c, ma soprattutto sul profilo clinico del paziente.

Prima scelta in presenza di:

In assenza di comorbidità rilevanti: Metformina resta la prima opzione, seguita da GLP-1 agonisti o SGLT2 in caso di controllo non ottimale o necessità di perdita di peso.

Le sulfaniluree sono oggi una terza-quarta linea, da usare con prudenza, soprattutto negli anziani.

7. Ruolo terapeutico della perdita di peso

La riduzione ponderale è diventata un vero e proprio “bersaglio terapeutico”:

8. Conclusioni

La gestione del diabete mellito di tipo 2 sta cambiando rapidamente. Accanto a metformina e insulina, oggi abbiamo classi di farmaci (GLP-1 agonisti, SGLT2-inibitori, tirzepatide) che non solo riducono la glicemia, ma proteggono cuore e rene e aiutano a ridurre il peso corporeo.

Per il medico di medicina generale questo significa:

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Scheda a solo scopo informativo e di aggiornamento. Non sostituisce le linee guida ufficiali né le note prescrittive vigenti.

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